La sinergia tra passato e futuro
Granarolo dell’Emilia racchiude in sé passato, presente e futuro in una armoniosa fusione che ha saputo coniugare la tradizione agricola, elemento distintivo di questo territorio, con una consolidata realtà produttiva che fa di questo paese uno dei comuni più industrializzati della provincia. La qualità dell’amministrazione, la coesione civile, il tessuto sociale ed economico che la contraddistinguono portano, quindi, a guardare al domani con ottimismo, ad affrontare le sfide che verranno con la consapevolezza delle proprie risorse. Questo intreccio di elementi dà il senso dell’identità di Granarolo dell’Emilia, che dal 1995 si fregia del titolo di Città.
L’origine del nome affonda le sue radici etimologiche nelle parole latine “granarius”, “granarium” e “granariolus”, usate per indicare una terra dove si produceva grano. E romani sono i reperti archeologici rinvenuti a Cadriano; oltre alla centuriazione del territorio, ancora visibile, e ai numerosi toponimi latini che molto probabilmente sono all’origine dei nomi, non solo del capoluogo, ma anche delle attuali frazioni del comune. Quarto Inferiore potrebbe derivare da qartum lapidem (quarto miglio), Cadriano da Catureius o Caturius (nome del proprietario di un fondo), Lovoleto da Lupus (lupo) o lupolitus (zona a luppolo), Viadagola da Vitalia (in latino medievale: deposito di viveri). Altri ritrovamenti rivelano, addirittura, la presenza sul territorio di popolazioni ancora più antiche. Sono stati rintracciati reperti ascrivibili con sicurezza all’età gallica che, sovrapponendosi in certi casi a precedenti insediamenti etruschi, si dislocano lungo la direttrice commerciale verso Spina, il Norditalia e l’Europa centro settentrionale. 
Si dimostra, in questo modo, che la zona del Granarolese fu interessata (fin dalle età più remote e certamente dal periodo etrusco) da un fluire di scambi commerciali a lungo e lunghissimo raggio, che avrà sicuramente contribuito al mantenimento di buone condizioni economiche e culturali nelle comunità che vi erano insediate. Si narra che il 4 maggio del 1252 a Viadagola, dall’unione di una bella contadina indigena e Re Enzo di Svevia (prigioniero a Bologna nel famoso e omonimo palazzo), sia nato il capostipite della famiglia Bentivoglio, che dominerà Bologna nel XV secolo. E a Viadagola, presso una villa settecentesca, si trovava la sede del Comune denominato fino al 1876 di “Viadagola”.
Il primo sindaco del Comune di Viadagola fu Lodovico Gherardi (era il 23 marzo del 1860), al quale succedette Francesco Nanetti, che rimase in carica dal 1863 al 1865. Nel 1860 il municipio (che fino ad allora aveva avuto sede nelle abitazioni dei vari sindaci) trovò la sua collocazione definitiva a Granarolo dell’Emilia. A quel tempo, infatti, Granarolo risultava la frazione maggiormente popolata e con più case, in virtù della spinta produttiva che sempre più si stava spostando sulla via San Donato, grazie anche alla ferrovia Bologna-Malalbergo.
Il territorio
|